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giovedì 27 agosto 2020

laborem exercens

Esercizio di pensieri sul lavoro che nulla c’entra con la lettera enciclica Laborem Exercens (14 settembre 1981)di Giovanni Paolo II

Pensieri in libertà sul lavoro.

Diceva mio padre “il lavoro nobilita l’uomo e lo rende simile alla bestia” , ha lavorato fin quasi all’ultimo, senza lavoro è durato un anno poi se ne è andato, con una grave forma di demenza e un corpo di cui perdeva il controllo. Il lavoro lo aveva tenuto vivo obbligando, in qualche modo, il suo cervello a non crollare.

Ma non viveva per il lavoro, viveva per sua moglie e i suoi figli, e il lavoro era l’esercizio che serviva al suo cervello per non spegnersi.

Aveva ragione mio padre? non so. Ho dubbi sul “nobilita” 🙂

All’inizio pensavo al lavoro come un momento per fare la differenza, allora giovane ancora ci credevo.

Ego smisurato?

Ho provato qunindi a mettere del mio, a dare quel di più per lasciiare il segno. Mi occupo da sempre di informatica e sicurezza, ma non come sviluppatore, quello mi stancò presto.

Non riuscivo a scrivere codice senza testarlo, mi annoiavo mortalmente a controllare e testare il codice, una dicotomia difficilmente risolvibile nel mio carattere.

E non riuscivo a non pensare al fatto che l’utilizzatore doveva essere la massaia di voghera, il che pesava molto nel disegno delle interfacce.

Passai alla formazione, al problem setting (hai presente quella cosa che serve a definire il problema? Ecco che se non la fai che minkia di problem solving fai? e no si fa, non si fa) e alla parte sistemistica, nel senso che devi cercare di sistemare i casini fatti dagli altri.

Poi dipendente come responsabile formazione, marketing manager, BDM, CSO, Advisor, Coach etc etc…lasciamo perdere il CV tanto non serve a nulla. Come dissi una volta ad un colloquio, se non sapete leggere un CV la colpa non è solo mia, è vostra che non sapete interpretare esperienze al di fuori del vostro limitato orizzonte esperienziale. HR e mega galattico hiring manger con biglietto da visita stellato non apprezzarono, chissà perchè…

Poi il desiderio era di fare qualcosa di cui mia figlia potesse essere orgogliosa.

Anche questo era un momento di pasaggio, presto ho realizzato che

  1. a lei non fregava molto (era piccola)
  2. non era e non è nei suoi primi 999999999 punti di interesse

E forse anche questo serviva più ad alimentare il mio ego che altro.

Ora…

Allora col tempo e l’esperienza, dove ho fatto di tutto, dal manager internazionale a systems engineer presales, dal tecnico di sicurezza al consulente per il GDPR in maniera non lineare ho sviluppato un certo relativismo cosmico.

Lavoro per vivere, non vivo per il lavoro.

Il che non significa non farlo bene, sono bravo e ho la mia etica, ma significa non ricercare chimere o credere a belle favolette.

Non mi interessa la carriera se questa vuol dire digerire cose che non condivido o fare cose che ritengo non giuste. E chi mi conosce sa che non mi faccio problemi a dirlo in faccia a mega manger stellati, CEO illuminati, politici consolidati.

Quando ero manager i miei postulati, che erano anche i miei focus point quando insegnavo ai manager ad essere utili (come coach) erano:

e so che molti non capiscono la differenza anche se fanno finta di si. Per non parlare di chi crede ancora nella etica aziendale, babbo natale e la fatina dei denti.

e un altro punto fondamentale:

Ma come il manager deve chiedere che si risolva non risolvere…vero?

Una volta parlando con un mio capo, (uno dei pochi che ho rispettato) stavamo discorrendo su questo punto.

Lui sosteneva che non voleva gli si presentassero problemi senza una soluzione, io gli rispondevo che il mio punto era proprio quello ma:

  • se ho una soluzione (e la autonomia per implementarla) non c’è il problema per il capo
  • se ho una soluzione e il capo mi serve per rimuovere l’ostacolo alla soluzione, allora mi aiuti
  • se non ho la soluzione il capo mi serve per vedere se si trova (non è detto che la soluzione esista)
  • se non mi aiuta, ne faccio a meno, non mi serve.

Ovvio che con questi capisaldi non potevo sperare a fare carriere stravolgenti, peccato che sembra fossi bravino e portavo risultati, il trade off tra il mio rompere le palle e non seguire gli schemi e i risultati raggiungeva un punto ove o il mio rompere non giustificava più o mi annoiavo di lottare contro i mulini a vento.

nella scelta tra l’adattarmi o seguire i principi di cui sopra, o scelto questi ultimi.

Poi la vita ti offre prospettive diverse, che arrivano spesso con dolore, prospettive che ti insegnano quanto sia relativo un certo mondo, fragile, incerto e faticoso. Eventi che ti obbligano a cambiare direzione e fare conto della realtà.

Questo mi ha portato ad avere una visione disincantata e poco accondiscendente verso il lavoro cercando le soddisfazioni altrove.

Diciamo che preferisco non scendere troppo, e per evitare il confronto evito di discutere. Del resto se mi paghi per fare A ed io ho competenze in B e C quelle altre 2 non le paghi perchè dovrei dartele gratis?

Dico così, poi non sempre ci riesco e mi ritrovo Legal, HR, VP e “C” level assortiti, (i peggiori sono quelli tra 30 e 40 anni) che si rivolgono a me in tono paternalistico come del tipo, sei A cosa vuoi capirne… ho smesso di rispondergli che ho competenze superiori alle loro su B e C e altre cose, sorrido, ammicco e quando poi le cose mi danno ragione evito persino il “te lo avevo detto”.

Ma guardando il lato positivo si impara anche dai cattivi esempi, quindi alla fine io ci guadagno sempre qualcosa, loro no.

A che serve? beh oggi come oggi serve a me, a quei pochi che ogni tanto pensano dica una cosa giusta, e direi questo è abbastanza.

“Non farai carriera”, è messo in conto, non aspettarti che io abbia le tue ambizioni. Probabilmente non mi capisci, perchè proietti le tue aspettative e comportamenti su di me, ma io capisco forse te perchè non lo faccio.

La cosa è meno alienante di quello che sembra. Esistono soddisfazioni comunque nel rapporto con i colleghi, i clienti ed al di fuori. quando scrivo ad esempio (e si spera sempre qualcuno legga e commenti, ma anche se non c’è pazienza già scrivere è parlare a se stessi, non è vero?

Ci sono tante compensazioni che permettono di non dover buttare all’ortica la propria etica. E ogni tanto trovi qualcosa che ti spinge a trovare nuovi interessi.

E poi, francamente, ho problemi ben più grandi dell’ego di qualche Legal, HR o C level che mettono tutto in una diversa prospettiva.

Provo ancora un gran fastidio in compenso quando leggo commenti da gente che giudica senza capire, ma nel complesso direi che ho imparato a non curarmi di loro ma guardare e passare.

Non soddisferà il vostro ego, pazienza 🙂 sono troppo occupato a sopravvivere e vivere.



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